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Tassi, inflazione e paure estive. Volatilità senza paure: obiettivo riequilibrio

Come se non bastavano gli spauracchi di questi mesi sulla iperinflazione stile anni ‘70 dello scorso secolo e dei tassi di interesse impostati per risalire con un cambio di politica monetaria da parte delle banche centrali, e anche la paventata riduzione a breve degli acquisti dei titoli di Stato (tapering), ora si materializza in questo inizio di estate anche la curva di rendimento appiattita.

La curva di rendimento appiattita tra titoli obbligazionari a breve e lunga scadenza, di solito è indicatore che vi è un rischio di recessione imminente in corso. Ciò avviene in particolare quando la curva dei rendimenti diventa inversa.

Ma è davvero così? Dopo la paura dell’inflazione alle stelle, del cambio di rotta delle banche centrali, tutte per ora rientrate, ora il timore dei mercati finanziari e degli investitori deve essere la curva dei rendimenti che si appiattisce?

Le profezie che non si sono avverate

In questi mesi almeno un paio di profezie non si sono avverate, o non per il momento per lo meno.

La prima riguarda una inflazione come non la si vedeva da oltre 40 anni. Tuttavia gli ultimi dati forniti dal Federal Reserve System al termine del FOMC, hanno stimato una inflazione negli USA in fase di decrescita da qui al 2023. Ed anche il Segretario al tesoro americano, Janet Yellen, ha affermato che la storia dell’inflazione in crescita non è corretta.

Sempre in tema di inflazione, a porre un freno alla corsa delle materie prime ci ha pensato la Cina informando i mercati che costituirà scorte di riserva di rame ed alluminio in particolare. Questa notizia ha frenato gli speculatori e mandato giù i prezzi, che anche oggi lunedì 21 giugno sono in calo o debolmente positivi (eccetto le materie agricole).

Per quanto riguarda i tassi di interesse, sia la Banca centrale europea che lo US Fed, hanno ovviamente iniziato a pianificare una strategia di ripresa ma non nel breve periodo. Ci potrebbero volere degli anni prima di vederli ai livelli precedenti la crisi pandemica. E questo perché l’obiettivo principale è l’occupazione.

La curva dei rendimenti

Già sul finire del 2018 e gli inizi del 2019 si parlò della curva dei rendimenti che si era appiattita e che rischiava di invertirsi, segno di una recessione in atto. Quel segnale non ha in realtà preannunciato nessuna crisi, e se a distanza di mesi una crisi vi è stata (la pandemia) non poteva essere certo prevista da questo o da altri indicatori macroeconomici.

Anche in questo caso, quindi, il fatto che la curva dei rendimenti si stia appiattendo non può essere presa da sola come spiegazione di una nuova recessione alle porte.

La volatilità estiva

Quello che ci si può attendere nei prossimi mesi è indubbiamente una volatilità sui mercati finanziari, più ampia del solito. Ci sono ancora tante incertezze causate da una pandemia che non molla la presa (vedasi Regno Unito e variante delta) e i piani di spesa annunciati dalle grandi economie occidentali che ora vanno attuati.

L’altra faccia della medaglia

L’analista di Moody’s, Mark Zandi, parlando con la Cnbc, ha affermato che gli investitori dovrebbero prepararsi ad una correzione sui mercati azionari del 10% – 20%.

Secondo lui la perdita del -3,45% dell’indice S&P 500 è un indicatore di una correzione già in atto.

Secondo lui non si tratterà di una correzione dovuta a una recessione, perché non c’è di fondo un serio problema sui fondamentali. Soltanto lui crede che i titoli rischiosi siano cresciuti in genere troppo dopo il crollo di marzo 2020.

Il consiglio, quindi, è di trascorrere l’estate studiando un riequilibrio del portafoglio puntando sui trend di più lungo periodo.

fonte FxEmpire