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Q&A – Perché Telecom Italia piace così tanto?

Kkr è l’ultima società d’investimenti a tentare di entrare in Tim, di cui il gigante dei media francese Vivendi è il primo azionista.

PERCHE’ ORA?

Kkr ha già interessi in gioco, avendo speso 1,8 miliardi di euro per una partecipazione di 37,5% in FiberCop, l’ultimo miglio della rete Tim per raggiungere le case dei cittadini.

L’Italia è un passo indietro rispetto ad altri paesi dell’Unione europea nella fornitura di servizi rapidi a banda larga per le famiglie e le imprese, anche se ha stanziato 6,7 miliardi del Recovery fund Ue per accelerarne l’implementazione.

Gli analisti di Redburn hanno calcolato un divario di circa 10 milioni di linee ultra-veloci tra l’Italia e la Gran Bretagna, che ha una popolazione simile, suggerendo “un incredibile potenziale di un aumento di 65% nelle dimensioni del mercato”.

La strategia italiana per la banda larga include incentivi per gli operatori telefonici e voucher per le piccole e medie imprese che attingono a servizi a banda larga. Tim prevede di iniziare a distribuire a breve voucher dal valore di 500 milioni.

ITALIA POTREBBE FERMARE KKR?

Il governo guidato Mario Draghi ha detto che la sua posizione sulla proposta di Kkr dipenderà dai piani per gli asset infrastrutturali di Tim.

L’Italia può ricorrere al ‘golden power’ per proteggere aziende strategicamente importanti, come Tim, da mire straniere sgradite.

Tuttavia, il governo ha visto l’interesse di Kkr come un segnale positivo per il Paese e creato un comitato speciale per monitorare gli sviluppi dell’offerta.

Da tempo, le fragili finanze di Tim e il destino di 42.500 dipendenti in Italia sono fonte di preoccupazione per l’esecutivo, intenzionato a investire per rafforzare la rete principale del Paese.

COSA NE SARÀ DELLE FINANZE DI TIM?

Tim è zavorrata da un debito pari a circa quattro volte gli utili ‘core’, eredità di uno sfortunato tentativo di privatizzazione avvenuto oltre due decenni fa in seguito ad acquisizioni fatte a debito.

Al pari di altri operatori di telecomunicazioni, è alle prese con valori di mercato depressi, a causa dei forti investimenti previsti dal settore. La feroce competizione nazionale in termini di prezzi complica ulteriormente il quadro, contribuendo a un crollo del fatturato pari a 17% nel corso degli ultimi cinque anni.

Per stimolare l’adozione della banda larga, il Ceo Luigi Gubitosi ha stretto un accordo per i diritti della Serie A di calcio con la piattaforma di streaming Dazn, che costerà alla società un miliardo nel corso di tre anni. Tuttavia, la performance iniziale dell’iniziativa ha deluso le aspettative.

COME REAGIRÀ VIVENDI?

Il primo azionista di Tim ha speso in media 1,07 euro per azione per rafforzare la propria quota di 24%, segnata sui libri contabili a 0,83 euro. L’offerta di Kkr, equivalente a 0,505 euro per azione, esporrebbe il gruppo francese a un’ingente perdita di capitale.

Tuttavia, in base ai piani di Kkr per separare gli asset infrastrutturali di Tim dai propri servizi, Vivendi potrebbe allearsi con la divisione di servizi per fornire contenuti media ed espandere il progetto per la creazione di un gigante del settore nell’Europa meridionale.

Vivendi è ai ferri corti con Gubitosi, sta spingendo per ottenerne le dimissioni e una maggiore influenza sulla strategia del gruppo.

Il futuro di Gubitosi sarà nuovamente sotto i riflettori, in occasione della riunione del board prevista domani.

COSA POTREBBE ACCADERE AGLI ASSET DI TIM?

Considerando i debiti di Tim, è probabile che Kkr tenterà una strategia di break-up per recuperare l’investimento.

Kkr punta a uno spin-off delle attività di rete fissa per creare un gruppo infrastrutturale ‘open access’, controllato per 33% da Cassa depositi e prestiti, analogamente alla rete nazionale dell’energia o del gas, secondo due fonti vicine alla questione.

Le fonti hanno aggiunto che il controllo dello Stato sulla rete potrebbe aiutare a superare la resistenza dell’Antitrust Ue al piano italiano della rete unica, rimovendo l’ostacolo primario attraverso una proposta di fusione tra gli asset della rete di Tim e quelli di Open Fiber, gruppo rivale di fibra ottica controllato da Cdp.

In base ai calcoli di Mediobanca Securities, il valore degli asset di Tim — includendo le attività nazionali di rete fissa e mobile, la divisione brasiliana, quella delle torri mobili e i centri dati — risulta pari a 26 miliardi, escludendo il debito della società.

(Valentiza Za, Elvira Pollina, tradotto a Danzica da Enrico Sciacovelli, in Redazione a Roma Francesca Piscioneri)

fonte FxEmpire